domenica 27 maggio 2012

S.H.

Roma
28/05/2012
Ore 04:02

Siamo nel 2012, nel terzo millennio, eppure la mentalità della gente è rimasta congelata nel tempo. Questa non è l'era della tecnologia, è l'era del ritorno delle credenze medioevali, degli atteggiamenti presenti nella storia più remota dell'uomo. Si crede di fare dei passi avanti soltanto perchè l'uomo ha creato l'iPhone? Beh non è la tecnologia a far crescere il livello di civiltà di una popolazione.

Più che società civilizzata, la nostra è una società in letargo, che dorme in un mare d'ignoranza, d'inettitudine, di stupide credenze e tradizioni che dovrebbero essere cancellate. Fra tutte è l'ignoranza quella che fa più paura, individuabile nei mille disastri che accadono ogni giorno, che sfocia nella violenza, nel razzismo. Ecco, oggi avevo proprio intenzione di scrivere circa il razzismo, ma un particolare ramo.  La fobia verso chi è omosessuale.

Più volte mi è capitato di camminare per strada, di viaggiare su mezzi pubblici o anche in metro. Talvolta mi sono meravigliato nel vedere due ragazzi/due ragazze scambiarsi dolci effusioni, seguite da sorrisi compiaciuti di chi, come me, vede l'omosessualità unicamente come uno delle tante sfaccettature dell'amore, perchè di questo si tratta, di amore. Altre volte ho sentito un vero pugno nello stomaco, ogni qual volta che ho visto dei ragazzi esser oggetto di scherno, unicamente perchè hanno avuto il coraggio di mostrarsi per come sono, di esprimere innanzi al mondo i propri sentimenti verso una persona.

Quante volte ascoltiamo storie di ragazzi omosessuali aggrediti di notte, cacciati dai locali, presi in giro, cacciati di casa dai genitori che non riescono ad accettare la normalità dei propri figli: sì normalità, perchè è di questo che si tratta.

Viviamo in una società omofoba, che scarica le propri stupide paure su chi colpa non ha.
Ed è inutile darla colpa alla cultura italiana, a quella cattolica o qualsiasi altra cultura religiosa: la colpa è nostra, siamo noi che dobbiamo avere la volontà di comportarci come persone civili.

Io l'ho fatto, dovreste provarci anche voi. Di amici omosessuali ne ho tanti e posso assicurarvi che sono più normali loro di chiunque altro.

 Dunque, basandomi su ciò, v'invito a guardare tale situazione da un altro punto di vista: bisogna imparare a capire che l'omosessualità non è una forma di anormalità. Si sbaglia anche ad usare il termine "accettare" perchè, in qualche modo, spinge l'individuo a considerare l'omosessualità come un qualcosa di negativo. Bisogna accetare tutt'altro.

Per una volta provate ad aprire gli occhi, il mondo è vario ed esistono tanti elementi della vita ancora inesplorati, provate, soprattutto, ad esser civili. Ogni uomo è uguale all'altro ed è giusto che ciascuno di noi possa esprimere i propri pareri, possa chiedere dei diritti! Smettiamola di comportarci come degli infami: i diritti esistono per tutti gli uomini; è ora di rispettarli?!

!!! Stop Homophobia !!!


Concludo riportando qui una delle più belle lettere d'amore che abbia mai letto. Molti la conoscono, altri la leggeranno per la prima volta. Ecco di cosa sono colpevoli gli omosessuali: sono colpevoli di amare.


"Lunedì sera [29 aprile 1895], Carcere di S.M., Holloway



Mio carissimo ragazzo, questo è per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sarà tutto finito.

Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicità e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza.

Poiché la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta e l'incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione.

Il caro *** mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi rassicurato: che a mia madre non mancherà mia niente.
Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice.

Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l'Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana.
Non esporti all' Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfù o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita sarebbe più dolce di quanto sia stata mai.

Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore.

Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos'è l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita.  Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero.

Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perchè la natura di quell' amore non è stata compresa.

Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi dà coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero.

Ci proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti così che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Così potrò comunicare con te.

Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te.

Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore veglierà sulla mia vita.
Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie.

Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e più amabile.

Oh! aspettami! aspetta mi! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale

Oscar"
 
Lettera di Oscar Wilde, tratta da "Per sempre tuo. Lettere di Oscar Wilde a Lord Alfred Douglas"



The_Gianx

1 commento:

  1. L'avevo già letta ma non così attentamente questa lettera ed è semolive mente bella... Purtroppo le persone spesso hanno paura di ciò che vedono diverso da loro e per ignoranza lo temono usando come difensiva l'attacco... Ma lentamente l'ignoranza verrà soppiantata dal progresso e dalla civiltà e sarà più semplice e sereno per due ragazzi guardarsi negli occhi senza preoccuparsi di dove siano...

    RispondiElimina